Moses-Un Altro Giorno in Paradiso: Intervista a Mauro Canavese

È una tipica serata di fine marzo, ed in Sardegna fa stranamente freddo. Sono quasi le 10:00 e tra pochi minuti il telefono squillerà per la mia prima intervista su Speedforcenerd.it

Il fortunato (o sfortunato) risponde al nickname di “Starpork”,  ed è Mauro Canavese, autore di “Moses: Un altro giorno in paradiso”.

Moses è un fumetto di prossima uscita collegato alla pagina Facebook Crisis in Comics. Quanto abbiamo visto è
interessante e abbiamo deciso di contattare l’autore ed intervistarlo.

Al telefono si dimostra una persona socievole e profondamente innamorato del suo lavoro, e dopo un primo momento per conoscerci iniziamo con l’intervista.

Ciao Starpork sono Cristian, sono contento di riuscire a intervistarti. Parto con alcune considerazioni; come sai scrivo su Crisis in Comics da un pò di tempo e sono rimasto colpito da Moses, tant’è che mi sono detto: il progetto sembra interessante, quindi perché non realizzare un’anteprima con l’autore? Da quello che ho avuto modo di vedere, non è la solita roba trita e ritrita tipica del fumetto italiano

Questo è vero, io non parlo di sesso al contrario del 99% dei fumettisti italiani moderni, almeno a giudicare da quello che vedo

In effetti si (ride) Come primissima domanda volevo sapere qualcosa del tuo passato, fondamentalmente chi sei e come mai hai iniziato questa avventura con Moses.

Certo: io sono Mauro Canavese e nasco 38 anni fa ad Albenga in Liguria, poi per motivi di lavoro mi trasferisco prima in Inghilterra e in seguito, ormai quasi 20 anni fa, a Roma dove ho messo radici ed ho trovato una fantastica moglie (dico fantastica perché ovviamente è a fianco a me).

Al momento come lavoro principale ho un negozio di giochi, fumetti e modellismo e mi diletto in vari campi tra cui quello del cinema e altre piccole cose.

Ok, siamo coetanei tra l’altro.

Ah perfetto. L’idea di Moses mi è venuta da tante cose: innanzitutto, avendo letto fumetti fin da quando ho 8 anni, ho sempre avuto il desiderio di scriverne uno anche io.

Ma a parte questo, il motivo principale per cui ho iniziato è perché volevo fare qualcosa: in giro leggo tante lamentele sul fatto che la cultura ludica e fumettistica si sia ormai irreversibilmente degradata.

Io davanti avevo due scelte: continuare a lamentarmi, o cercare di fare qualcosa per invertire la tendenza. L’evento che mi ha portato ad agire è stata la lettura del numero 300 di Dylan Dog, uno dei numeri più importanti del ciclo di Roberto Recchioni.

La storia era talmente insulsa che mi sono detto: “se quest’uomo può scrivere DD allora anche io posso scrivere fumetti” …ed eccomi qua. In un certo senso, Recchioni è stato fondamentale per la scrittura di Moses

Io con DYD mi sono fermato al 200, quindi non ho letto la gestione di Recchioni, anche se dai commenti in rete non sembra particolarmente gradita.

Io ci scherzo su perché mi ha fatto dire “facciamolo”, ma la sua gestione è un enorme “insomma”. Tornando a Moses, il fumetto è totalmente autoprodotto e verrà pubblicato da una casa editrice abbastanza famosa, di cui non posso ancora rivelare il nome.

Puoi fare una breve descrizione di Moses? Un pò come se io entrassi nel tuo negozio e, sfogliandolo, leggessi la quarta di copertina.

Moses è una distopia futuristica cyberpunk in cui l’umanità ha subito tre catastrofi: Carestia, Pestilenza e Guerra (tre dei quattro cavalieri dell’Apocalisse nde) portandola sull’orlo del collasso. Asia ed Africa sono andate perdute, mentre gli Stati Uniti e l’Europa resistono a malapena.

Per evitare che Morte (il quarto cavaliere) faccia il suo corso estinguendo la razza umana, nascono gli Stati Uniti Globali(SUG), una sorta di “supergoverno mondiale” che gestisce quanto rimasto del mondo.

La vita negli SUG è regolata tramite dei sistemi standard e rigorosi: vi è un reddito di cittadinanza universale per evitare che si muoia di fame e, qualora si decida di lavorare, bisogna seguire dei controlli rigidi.

Le risorse sono distribuite dallo Stato, che garantisce uno stile di vita “paradisiaco” e privo di preoccupazioni.

Tuttavia, in questo sistema perfetto c’è qualcuno che non vuole che tutto questo continui e che per cambiare le cose è disposto a tutto, anche a veri e propri “atti di terrorismo”. Al lettore spetterà l’arduo compito di giudicare le sue azioni.

 

A sentirti, mi è subito venuto in mente una distopia tipo 1984, ma anche i temi che ho letto in Arancia Meccanica. Vista la situazione del fumetto italiano è evidente che le tematiche che tratti risultino abbastanza scomode, quindi ti faccio una domanda provocatoria: avete incontrato resistenze nella fase di promozione di Moses?

Assolutamente sì, mi ricordo che uno dei primi commenti che ci arrivò sulla pagina di Facebook fu “Questo è il tipico eroe fascista”, ed usarono come paragone Batman, a sua volta definito come “fascio”.

In anni di letture, scopro solo oggi che Bats è un “fan del Duce” ed è inutile dire che trovo la faccenda abbastanza ridicola oltre che inesatta.

Spesso arrivano commenti che dicono “scusa ma se tutto è perfetto perché questo vuole spaccare tutto, perché non gli va bene?”.  Ovviamente non posso rispondere a questa domanda, perché si tratta del punto focale dell’opera ma a parte ciò, è molto interessante capire il perché di questi commenti.

Il fumetto italiano è ormai contaminato da una politica “superfelice e superliberale”, e slogan come “a te cosa cambia?”, “ma allora sei bigotto”, “ma allora sei razzista” sono costanti e ininterrotti.

Domande del genere quindi non nascono solo per semplice curiosità, ma anche dal fatto che non si riesca proprio a comprendere il perché qualcuno decida di opporsi. Moses cerca di spiegarlo, e lo fa utilizzando metafore ed esagerazioni volute.  Deve passare il messaggio che gli SUG non sono la cura, ed a lungo termine le conseguenze saranno disastrose.

Puoi farmi qualche esempio delle metafore che utilizzerai?

Nel Mondo di Moses il suicidio è pratica non solo sdoganata, ma addirittura approvata e consigliata.

Come Futurama quindi.

In effetti si (ride). Con la differenza che Futurama stemperava il tema, rendendolo quasi divertente. Noi abbiamo cercato di renderlo molto meno allegro.

C’è una sorta di superinternet chiamato Vox, che “valuta” il tuo comportamento e se lo ritiene non idoneo, ti suggerisce il suicidio.

Questa è la metafora della “cancel culture” attuale, la stessa che decide che non devi più esistere.

Sì, sembra una sorta di blue whale di stato da come lo stai descrivendo.

Esatto, bravissimo ottimo esempio.

I temi che vuoi affrontare sono molto forti, ed è inevitabile che generino conflitti. La conferma l’ho avuta sfogliando le vostre pagine. Moses non è ancora stato pubblicato e già ci sono gli haters

Già, la nostra pagina (Crisis in Comics nde) è fondamentalmente molto estrema, in cui noi stessi alziamo volontariamente il tono della discussione.

Siamo ben consci di avere delle opinioni forti, che in quanto tali causano reazioni dello stesso tenore. In un clima del genere è fisiologico incontrare utenti che stroncano il fumetto a prescindere, ma anche chi lo incensa per semplice partito preso. L’unica cosa che mi sento di augurarmi è che qualsiasi opinione, venga data solo dopo la lettura di Moses.

Mi hai anticipato. Stavo giusto per chiederti “cosa rispondi a questi haters?”

Mi preme sottolineare un dettaglio: non voglio che Moses risulti macchiettistico, quindi ho cercato di far leggere le bozze ad un pubblico “diverso” dal target di partenza.

Lo hanno visionato sia persone con un’idea politica opposta alla mia, che attivisti LGBT e ognuno di loro ha dato il suo prezioso parere, anche perché in Moses non mancano le minoranze.

C’è addirittura una squadra di supereroi che include disabili, persone di colore e transessuali, per molti versi credo sia uno dei lavori con più “diversity” mai apparso nel nostro paese.

Mi hai incuriosito. Cosa ti hanno detto? Quale è stata la loro reazione?

Non posso fare spoiler, ma posso dire che hanno trovato il progetto interessante (ride). Il mio fumetto non vuole essere un’opera di propaganda, tant’è che la trama non segue una linea di pensiero unico, ma si sviluppa su diverse prospettive.

Voglio che Moses sia, come dicono gli americani “thoughts provoking”, e che quindi provochi pensiero. Se lo avessi fatto come qualcosa di sbilanciato, che idolatra una parte demonizzando l’altra non avrebbe avuto senso, eccetto forse per chi sta dalla parte “giusta”.

Io voglio mostrare che non esiste il torto o la ragione assoluta, voglio che sia chiaro che tutto dipende dal caso, dalle tue idee e dalle tue priorità.

Ok, questo va anche un pò in controtendenza con quello che dicono di voi, perché ho letto veramente di tutto

Come dicevo prima, il tono su Crisis in Comics è volutamente provocatorio, ma è comunque un progetto separato da Moses, tant’è che abbiamo creato due pagine ben distinte.

Ho dato una spulciatina alle tavole, e sono rimasto stupito dal lavoro del vostro disegnatore che, da quel che so, si chiama Zoran giusto?

Sì, Zoran Jovicic.

Mi ha ricordato il lavoro di Alessandro Bocci che credo conoscerai.

Sarebbe molto contento di saperlo, è un grande fan della Bonelli

Lo immaginavo. l’impostazione Bonelliana di Zoran è palese.

In Serbia (patria di Zoran nde) la Bonelli è quello che per noi è la Marvel, loro vivono col mito del fumetto italiano e a loro sembra strano che un italiano abbia chiesto una collaborazione con lui.

Ho avuto modo di conoscere Zoran in quasi un anno ormai che stiamo lavorando insieme, ed è proprio strano
vedere come per noi il fumetto italiano sia quasi “di serie b” in confronto ai colossal di Giappone e America, mentre per loro è l’Eldorado.

Vista la passione di Zoran per la Bonelli, abbiamo ben pensato di citarla in alcune tavole che ovviamente ora non anticipo, aspetteremo di vedere chi le trova.

Perché avete scelto lui? Al di là del talento artistico.

In realtà il motivo è abbastanza assurdo, ed è una storia che racconto sempre. Su Crisis in Comics avevo fatto un casting, e dal nulla (perché io con Zoran non avevo amici in comune né qualunque altra cosa) arriva questo sconosciuto che scrive in inglese e mi manda il suo portfolio.

Io lo apro distrattamente perché non avrei mai pensato di scegliere lui, e invece prima vengo colpito dalla sua bravura, gli parlo del progetto e se ne dimostra entusiasta, il che lo ha reso perfetto per Moses.

Col lavoro siamo entrati in confidenza e siamo diventati amici. Mi ha raccontato del suo modo di vedere l’attuale situazione politica e culturale da un punto di vista serbo, che è molto diverso dal nostro, e abbiamo scoperto che abbiamo tante cose in comune. Ha anche partecipato attivamente allo sviluppo dell’opera, quindi è a tutti gli effetti il co creatore di Moses.

È stato un ottimo acquisto.

Ce l’ha mandato Gesù Cristo, come dico tutte le volte. Non ho mai voluto chiedergli come ci ha contattato: scrissi solo su Crisis in Comics, senza hashtag e solo in italiano. Non ho idea di come sia arrivato a me e non ho mai volto chiederglielo, per non togliere la magia del come mi abbia trovato…è stata una bella avventura.

Siete solo tu e Zoran ad occuparvi di Moses?

Il lettering è affidato a Massimo Ginatempo, ci sta aiutando gratuitamente perché gli piace l’idea. Inutile dire che lavorare con un autore affermato è per me motivo d’orgoglio.

Ti faccio un’ultima domanda: quando vedremo l’opera finita e in che formato? Sarà fisico o solo digitale?

L’uscita della copia fisica è prevista per Maggio, quindi tra un mese.

Siamo in dirittura d’arrivo.

Sì, il fumetto è quasi completo, manca qualche pagina e un pò di revisione però dovremmo farcela per i tempi previsti.

Sarà una graphic novel separata o avrà una serialità?

Sarà una GN unica, già mi stanno chiedendo di fare il seguito! Quello che posso dire è che l’opera è pensata per essere autoconclusiva e che io detesto le opere che si allungano troppo rischiando di diventare stucchevoli e perdendo il loro senso. Quindi non credo che Moses avrà un seguito.

Perfetto, ti ringrazio per l’intervista e per la disponibilità.

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Cristian Scanu

Classe 1983, cresce immerso tra i fumetti di papà, i videogames, ed i cartoni animati. L'adolescenza fa esplodere il suo lato nerd (oltre che gli ormoni), e lo porta a sperperare i propri soldi nei manga più disparati. Crescendo la situazione non migliora ed oltre ai manga, ai videogiochi ed ai libri, si aggiunge la DC Comics, in particolare la British Invasion. Vive con un gatto, un cane gigante, una compagna ed un Ammazzadraghi appesa in salotto..non si sa mai che ci sia bisogno di usarla.